Tra i documenti cartografici di maggiore interesse prodotti dalla scienza geologica italiana nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, questa Carta Geotectonica della Terra di Bari occupa un posto di assoluto rilievo: non soltanto per la raffinatezza dell’esecuzione grafica ma soprattutto per la straordinaria sintesi scientifica che riesce a condensare per descrivere un territorio tra i più complessi e affascinanti della penisola.
La mappa si presenta orientata secondo la consuetudine con la costa adriatica disposta lungo il margine superiore e il profilo dentellato degli Appennini lucano-campani che digrada nel quadrante inferiore sinistro, reso con una tecnica di ombreggiatura in grigio di grande precisione orografica.
La mappa venne stampata a Torino dalla celebre litografia Salussonia ed è allegata, ripiegata, nel volume in brossura compilato da Francesco Virgilio: Geomorfogenia della Provincia di Bari, un’opera di geologia regionale pubblicata nel 1900 a Trani per i tipi dell’editore Valdemaro Vecchi.
La legenda e il significato dei colori
Il sistema di rappresentazione adottato da Virgilio segue la grande tradizione della cartografia geologica ottocentesca, articolando il territorio in serie stratigrafiche distinte per epoca e per natura litologica, ciascuna assegnata a un colore convenzionale leggibile attraverso la Spiegazione dei Colori e dei Segni posta in alto a destra del foglio.
Il verde oliva dominante, che occupa la massima parte della superficie cartografata, corrisponde alle formazioni cretacee più antiche: segnatamente alle calcari e Rudiste, alle marne o argille marnose del Turoniano-Aptiano-Albiano (Cretacico Recente e Antico), nonché alle rocce calcareo-dolomitiche del Cenomaniano-Rhudomaniano. Si tratta del basamento calcareo della Murgia, il grande altopiano carsico che costituisce lo scheletro strutturale dell’intera provincia e che qui emerge con tutta la sua continuità.
L’ampio mantello giallo-ocra che si sovrappone al verde lungo i versanti e nelle fasce pedemontane segnala la presenza delle formazioni plioceniche: i sabbie gialle e argille sabbiose del Siciliano e le marne e argille marine dell’Astiano e del Piacenziano. Questa fascia, particolarmente evidente lungo il margine costiero e nelle pendici orientali della Murgia, testimonia l’avanzata del mare pliocenico su un territorio che in epoca anteriore era emerso.
Il rosso vivo, concentrato in chiazze di notevole effetto visivo lungo il margine sud-occidentale e in corrispondenza dei solchi vallivi più incisi, identifica le alluvioni diluviali, i conglomerati e i puddinghe a elementi cristallini del Pleistocene (Diluvium). Questi depositi, di natura torrentizio-alluvionale, segnano i momenti di maggiore dinamismo morfologico del territorio durante le fasi glaciali del Quaternario.
Il blu-verde turchese, usato con parsimonia ma con grande efficacia lungo la fascia litoranea, rimanda alle formazioni oloceniche recenti: le alluvioni recenti, le terre rosse e le dune del periodo attuale, insieme ai tufi carparo di San Francesco di Bari — i caratteristici calcari bioclastici sabbioso-porosi che hanno da sempre costituito il principale materiale da costruzione dell’edilizia storica barese.
I segni convenzionali sovrapposti ai colori completano il quadro strutturale: linee antitinali (tratteggiate), fratture (linee rosse continue) e sezioni degli strati (frecce indicanti la direzione di immersione) disegnano un reticolo tettonico che rivela la geometria profonda del territorio. I simboli puntiformi indicano invece la localizzazione di cave di calcareo, di tufi e di argille — un dettaglio che conferisce alla carta anche un valore di documentazione economica e industriale.
I termini Geotettonica e Geomorfogenia
Il titolo della carta, Carta Geotectonica, e quello dell’opera da cui proviene, Geomorfogenia della Provincia di Bari, chiamano in causa due concetti che alla fine dell’Ottocento erano ancora in piena elaborazione teorica.
La geotettonica — o tettonica geologica — è la branca delle scienze della Terra che studia le strutture deformazionali della litosfera: le pieghe, le faglie, i sovrascorrimenti, i sistemi di fratturazione che testimoniano i movimenti delle masse rocciose nel corso del tempo geologico. Una carta geotectonica non si limita quindi a descrivere la distribuzione dei terreni in superficie, ma cerca di restituire la storia meccanica del sottosuolo, interpretando la disposizione attuale degli strati come effetto di forze compressive, distensive o trascorrenti agenti in profondità. Nel caso della Terra di Bari, Virgilio riconosce e cartografa le grandi strutture anticlinaliche della Murgia, orientate in senso appenninico, e i sistemi di faglie che ne condizionano il drenaggio e la morfologia carsica.
La geomorfogenia è termine ancor più raro e ambizioso: indica lo studio dell’origine e dell’evoluzione delle forme del rilievo, ovvero il processo attraverso cui la superficie terrestre ha assunto le sue configurazioni attuali per effetto combinato della tettonica, dell’erosione, del carsismo, delle variazioni climatiche e del livello marino. Il termine è sostanzialmente equivalente a ciò che la geomorfologia dinamica moderna definirebbe come studio genetico del paesaggio. L’utilizzo di questo neologismo da parte di Virgilio tradisce una precisa cultura scientifica: quella del positivismo geografico di fine secolo, influenzato dalla scuola tedesca di Friedrich Ratzel e dalle teorie davidsiane sull’erosione ciclica, ma filtrato attraverso la vivace tradizione naturalistica meridionale
Francesco Virgilio fu geologo e naturalista attivo in Puglia tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. La sua formazione si inserisce nel contesto della rinascita delle scienze naturali nell’Italia postunitaria, quando il Regio Ufficio Geologico — fondato nel 1867 — stava producendo il rilevamento sistematico della penisola e stimolava una generazione di ricercatori locali a integrare il lavoro nazionale con indagini di dettaglio su scala provinciale. Virgilio si dedicò con rigore metodologico allo studio della struttura geologica della provincia di Bari, affrontando non soltanto la stratigrafia dei terreni — dal basamento cretaceo alle coperture plio-pleistoceniche — ma anche la morfologia carsica delle Murge, i fenomeni erosivi delle lame, la dinamica costiera dell’Adriatico pugliese. La Geomorfogenia del 1900 rappresenta il culmine di questo impegno: un’opera che sintetizza anni di rilevamento sul campo in un sistema interpretativo organico, capace di leggere il paesaggio come risultato di una storia geologica lunga e complessa. Il suo nome compare costantemente nella letteratura scientifica pugliese del Novecento, segno che il suo contributo non rimase confinato all’epoca della pubblicazione ma divenne riferimento fondativo per le generazioni successive di geologi regionali.







