La “Gran carta corografica itineraria e statistica del Regno Lombardo-Veneto” di Alessandro Maridati è una delle più ambiziose sintesi cartografiche dell’Italia asburgica di metà Ottocento: una imponente, per formato e ambizione scientifica, carta incisa da Pezze, Allodi e Bezzera e pubblicata a Milano da Ferdinando Artaria e figlio nel 1859, pensata non solo per rappresentare il territorio, ma per descriverne in modo sistematico infrastrutture, risorse, geografia fisica e organizzazione amministrativa.
La rappresentazione principale, di straordinaria densità grafica, restituisce con grande precisione il reticolo idrografico, la viabilità, i centri abitati e i confini amministrativi. Le Alpi e le Prealpi sono rese con un tratteggio fine e realistico, mentre la pianura padana si distingue per la fitta trama delle vie di comunicazioni: le strade principali, i percorsi postali e soprattutto le linee ferroviarie – elemento di modernità e sviluppo – sono evidenziate con chiarezza, insieme alla rete telegrafica che testimonia l’evoluzione tecnologica dell’epoca.
Attorno al corpo principale della mappa si dispone un ricchissimo corredo di inserti e tavole, che trasformano la carta in un vero atlante amministrativo del Lombardo-Veneto. In alto compaiono l’elevazione dei monti con una raffinata veduta di profilo, e subito sotto elenchi e quadri dedicati ai fiumi navigabili, all’irrigazione della pianura, ai laghi maggiori e minori, ai canali navigabili e alle strade ferrate del regno, con indicazioni anche sui telegrafi e sulle vie di comunicazione. Non mancano dati statistici su superficie e censimento, elenchi di latitudine e longitudine, nonché le altezze delle città venete e lombarde, a conferma della volontà di offrire una lettura insieme geografica, economica e civile del territorio.
Nella parte immediatamente sotto la dedica si trova una interessante nota sulla formazione della carta, con l’indicazione dei criteri seguiti e delle fonti utilizzate per la compilazione, elemento che ne rafforza il valore documentario e quasi “scientifico”. Questo apparato testimonia una cartografia che non si limita a raffigurare, ma argomenta e spiega il proprio metodo.
La fascia inferiore della carta è dominata dalla presenza degli stemmi araldici delle province e dalla serie delle piante delle principali città lombarde (Milano, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lodi, Pavia, Mantova, Sondrio) e venete (Vicenza, Verona, Udine, Treviso, Rovigo,Padova, Belluno, Venezia) del regno. Ogni pianta urbana è accompagnata dalla propria legenda dei punti di interesse civili e militari, così da offrire una lettura immediata della struttura interna dei centri maggiori e delle loro funzioni. L’effetto complessivo è quello di una tavola di straordinaria densità visiva, dove l’orgoglio istituzionale, la topografia urbana e la catalogazione amministrativa convivono in un unico grande disegno.
Cartografo e geografo attivo nella prima metà del XIX secolo, Alessandro Maridati si distinse per l’approccio sistematico e multidisciplinare alla rappresentazione del territorio. Le sue opere riflettono un forte interesse per la sintesi tra cartografia tradizionale e dati statistici, in linea con le esigenze amministrative e scientifiche del tempo. La “Gran carta corografica itineraria e statistica” costituisce il suo lavoro più ambizioso e rappresentativo, espressione di una cultura geografica aggiornata e di una notevole capacità di coordinare fonti diverse – topografiche, idrografiche, demografiche e infrastrutturali – in un unico grande quadro organico.







