Nel panorama della cartografia illustrata del secondo Novecento, questo grande planisfero pittorico rappresenta un vertice di eclettismo visivo, sintesi geografica e narrazione storica. Disegnato dal celebre artista e illustratore Val Biro e pubblicato a Londra nel 1966 da James Galt & Co., l’opera trasforma la geografia in un affresco vivo e dinamico.
Val Biro trasforma ogni continente in un vero e proprio affresco antropologico, celebrando il folklore e i costumi del pianeta con un tratto ironico e affettuoso:
-
Stati Uniti e il mito del West: Nel cuore degli USA il passato coesiste con il presente. Si scorgono cowboy a cavallo, indiani d’America in costumi tradizionali e un totem nel nord-ovest, accostati ai grattacieli moderni e all’industria automobilistica di Detroit.
-
L’Europa delle tradizioni: Il vecchio continente è densamente popolato da figurine che ne riassumono l’identità culturale, offrendo una visione romantica e rassicurante del dopoguerra: dalle gondole a Venezia ai toreri in Spagna, fino ai suonatori di cornamusa in Scozia e ai castelli sul Reno.
-
Il fascino dell’Asia: Nelle distese asiatiche si muovono carovane di cammelli lungo la Via della Seta, mentre giunche cinesi solcano le acque costiere e maestosi elefanti indiani sfilano ai piedi dell’Himalaya.
-
La natura dell’Africa: Il continente africano si presenta come un trionfo di fauna selvatica (leoni, giraffe, ippopotami), magistralmente intervallata da scene di vita tribale e dalle immancabili piramidi d’Egitto.
Uno specchio del 1966: la tecnologia della Guerra Fredda
L’elemento che rende questo planisfero un documento storico interessante è l’inserimento di dettagli che sottolineano il fervore scientifico e tecnologico di quegli anni:
Nella vastità della Siberia balza agli occhi un grande razzo bianco e rosso in fase di lancio verticale. Si tratta del tributo di Biro all’era spaziale sovietica, posizionato nel cuore dell’URSS in un periodo in cui le imprese dello Sputnik e di Yuri Gagarin erano eventi recentissimi.
Nella parte inferiore della mappa, il continente antartico perde la sua aura di terra incognita per diventare un laboratorio a cielo aperto. Accanto a colonie di pinguini, Biro disegna basi scientifiche con bandiere e insediamenti, a testimonianza del Trattato Antartico (entrato in vigore nel 1961) e delle grandi spedizioni internazionali dell’epoca.
I cieli, specialmente sopra l’Atlantico e l’Asia, sono solcati da aerei di linea a reazione, simbolo del boom del turismo globale e della progressiva riduzione delle distanze planetarie negli anni Sessanta.
Elementi decorativi e mari animati
Biro recupera con gusto squisito gli stilemi della cartografia rinascimentale e barocca, attualizzandoli con il suo stile grafico pulito e fumettistico.
Gli oceani sono solcati da una cronologia della navigazione umana: dalle antiche navi vichinghe nel Nord Atlantico ai moderni transatlantici, fino alle navi da carico e ai pescherecci. Anche la fauna marina è straordinariamente attiva, con balene, orche, squali e persino un Nettuno mitologico che emerge dalle acque vicino alla linea del cambio di data.
In basso a sinistra due raffinati inserti emisferici mostrano la Terra vista dal Polo Nord e dal Polo Sud, bilanciando la distorsione della proiezione principale.
In basso a destra campeggia una splendida e geometrica rosa dei venti a sedici punte, dominata da caldi toni ocra, arancio e giallo, sormontata dal classico giglio che indica il Nord. Poco sopra, una sobria nota testuale indica la linea internazionale del cambio di data (International Date Line).
Balint Stephen Biro (1921–2014)
– noto universalmente come Val Biro – è stata una delle figure più poliedriche, prolifiche e amate dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia in Gran Bretagna nel secondo Novecento.
Nato a Budapest nel 1921, compì i suoi primi studi in Ungheria prima di trasferirsi a Londra nel 1939 per studiare presso la Central School of Art and Design. Il suo talento grafico cristallino e la sua capacità di sintesi visiva lo portarono rapidamente a lavorare nel settore editoriale nonostante le difficoltà del periodo bellico. Negli anni Quaranta e Cinquanta firmò oltre tremila copertine, diventando uno dei più richiesti disegnatori di sovraccoperte di libri nel Regno Unito per colossi come Penguin Books e Sylvan Press.
A partire dagli anni Sessanta si dedicò interamente all’illustrazione e alla scrittura di libri per bambini. La sua fama mondiale è legata indissolubilmente alla serie di libri incentrata sulle avventure di Gumdrop, un’auto d’epoca del 1926 (una Austin Heavy Twelve-Four) di proprietà dello stesso artista.









