Questa raffinata carta geografica pittorica, intitolata “Vini d’Italia”, rappresenta una divertente testimonianza della cartografia promozionale italiana della metà degli anni Settanta. Disegnata da Oscar Conti (Oski) e pubblicata il 31 dicembre 1975 dall’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, l’opera nasce con l’intento di celebrare e far conoscere il vasto patrimonio vitivinicolo italiano attraverso un linguaggio visivo che unisce cartografia e estro artistico. La mappa si distingue per un approccio vivace e narrativo, dove l’Italia è disegnata come un mosaico brulicante di vita, tradizioni e colori.
L’aspetto pittorico è il vero protagonista della composizione: ogni regione è animata da vignette dettagliate che evocano l’identità profonda del territorio. Piccoli disegni di torri medievali, castelli arroccati, contadini al lavoro e simboli folkloristici punteggiano il paesaggio, creando una narrazione visiva che va oltre la mera indicazione dei vitigni. I mari che circondano la penisola sono popolati da creature mitologiche, velieri e bussole d’epoca, richiamando lo stile delle antiche carte nautiche e conferendo all’insieme un fascino senza tempo. In alto a destra, un maestoso calice funge da cartiglio per il titolo, sormontato da una simpatica figura che brinda, quasi a voler invitare l’osservatore a partecipare alla convivialità italiana.
Analizzando il dettaglio delle aree di produzione, la mappa offre una rassegna dei nomi che hanno fatto la storia dell’enologia italiana. Nel cuore del Piemonte spiccano con orgoglio i nomi del Barolo e del Barbaresco, mentre scendendo verso la Toscana la geografia si fa densa intorno al Brunello di Montalcino e al Chianti Classico. Il Veneto è celebrato attraverso il Soave e il Valpolicella, mentre procedendo verso il centro troviamo il Verdicchio nelle Marche e il Montepulciano d’Abruzzo. Il Meridione e le isole sono altrettanto valorizzati: la Campania brilla con l’Aglianico del Vulture e il Taurasi, la Sicilia con l’Etna e lo storico Marsala, e la Sardegna con il Cannonau e la Malvasia di Bosa. Questa carta non è dunque solo un documento tecnico sulla denominazione di origine controllata, ma un invito al viaggio e alla scoperta di un’Italia che, già nel 1975, sapeva fare della propria diversità agricola un vessillo di eccellenza mondiale.
Oscar Conti (1914–1979), universalmente noto con lo pseudonimo di Oski, è stato uno dei più originali e colti protagonisti del disegno umoristico e dell’illustrazione del ventesimo secolo. Nato a Buenos Aires nel 1914 da una famiglia di origini italiane, compì i suoi studi presso l’Accademia Nazionale di Belle Arti, dove affinò una tecnica basata su un tratto sottile, quasi calligrafico, capace di unire un’apparente ingenuità a una satira tagliente e profondamente intellettuale. La sua carriera decollò negli anni Quaranta in Argentina, dove collaborò con la celebre rivista “Rico Tipo” e creò il personaggio di Amarroto, consolidando uno stile che rifuggiva dalla caricatura convenzionale per abbracciare un surrealismo critico e sottile.
Il legame con l’Italia divenne centrale nella seconda parte della sua vita, specialmente quando decise di trasferirsi in Europa tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. In questo periodo la sua produzione artistica trovò terreno fertile tra Milano e Roma, portandolo a collaborare con prestigiose testate come “L’Europeo” e “Linus”, e con istituzioni nazionali per campagne di comunicazione di alto profilo, proprio come la celebre mappa dei vini realizzata per l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero. La sua poetica si distingueva per la capacità di reinterpretare documenti storici, testi scientifici e cronache antiche, trasformando dati tecnici e narrazioni classiche in scenari grotteschi popolati da omini stralunati, creature fantastiche e dettagli bizzarri.
Oski non fu soltanto un disegnatore, ma un vero e proprio antropologo visivo che osservava l’umanità con uno sguardo distaccato e ironico, spesso intriso di un pessimismo cosmico stemperato dal gioco. La sua opera ha influenzato intere generazioni di illustratori grazie a una sintesi visiva unica, dove il rigore della composizione spaziale si scontrava con l’assurdità delle situazioni rappresentate. Si spense a Buenos Aires nel 1979, lasciando in eredità un corpus di lavori che continua a essere studiato e ammirato per la sua capacità di far sorridere e pensare simultaneamente, elevando il fumetto e l’illustrazione commerciale al rango di arte colta e universale.









