VELKÉ STAVBY DRUHÉ PĚTILETKY

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Nel dicembre del 1956, in un clima politico europeo denso di tensioni e transizioni per il blocco comunista, la casa editrice statale Orbis di Praga dava alle stampe un’affascinante e monumentale carta geografica pittorica, commissionata dal Ministero dell’Istruzione e della Cultura della Repubblica Cecoslovacca. Disegnata dall’artista Jaroslav Beza, l’opera rappresenta non soltanto un pregevole esempio di cartografia tematica e celebrativa del secondo dopoguerra, ma un vero e proprio manifesto ideologico visivo, teso a glorificare le trasformazioni economiche e industriali del Paese.

In alto a destra, racchiuso in un elegante riquadro, il titolo “VELKÉ STAVBY DRUHÉ PĚTILETKY” (Le grandi costruzioni del secondo piano quinquennale).
Lo scopo della pubblicazione, destinata principalmente alle scuole e agli uffici pubblici per scopi didattici e propagandistici, era celebrare i traguardi e i progetti del Secondo Piano Quinquennale cecoslovacco (1956-1960).
La carta si distingue per un vivace cromatismo, dove il profilo della Cecoslovacchia emerge in un rosso mattone dominante, interrotto dalle valli fluviali e dai rilievi montuosi stilizzati in verde e ocra. La toponomastica principale (Praga, Brno, Bratislava, Ostrava, Plzeň, Nitra, Žilina) funge da ancoraggio per una fitta rete di vignette pittoriche che illustrano i “miracoli” della produzione socialista:

  • Le Grandi Dighe e Centrali Idroelettriche: Lungo il corso della Moldava (Vltava) e del Váh in Slovacchia, Beza inserisce dettagliate vignette di sbarramenti idrici e centrali d’avanguardia (come i progetti della cascata del Váh o la diga di Slapy), simboli dell’elettrificazione del Paese.
  • I Complessi Siderurgici e Minerari: Presso Ostrava e nella Slovacchia orientale (Kosice) spiccano ciminiere fumanti, altiforni stilizzati e torri d’estrazione, che evocano il cuore pulsante dell’industria pesante.
  • I Monumenti Storici e la Modernità: Accanto alle silhouette gotiche e barocche dei castelli e delle torri cittadine (come il Castello di Praga o la cattedrale di Brno), l’autore accosta elementi modernissimi: ponti in cemento armato, tralicci dell’alta tensione, aerei di linea che solcano i cieli e moderni treni merci che collegano le regioni.

L’importante apparato decorativo è completato da una bordura costellata di piccoli motivi floreali geometrici rossi. Nella parte inferiore e sul margine sinistro, questa cornice si espande in 24 tondi illustrati che funzionano come un pittogramma enciclopedico delle attività statali: vi troviamo la meccanizzazione agricola, l’allevamento, la silvicoltura, l’industria chimica, i trasporti marittimi e aerei, l’edilizia popolare e la ricerca scientifica.
In basso a sinistra, una rosa dei venti a dodici punte con un sole antropomorfo dal volto sereno, che irradia ottimismo verso il futuro.

Il Cartiglio Superiore: Simbologia Politica e Tradizione
Il cartiglio del titolo, posto in alto a destra, è sormontato da un motivo decorativo di altissimo valore simbolico: due uccelli stilizzati d’ispirazione folk disposti simmetricamente, legati da nastri tricolori (rosso, blu, bianco, i colori nazionali cecoslovacchi). Questo richiamo all’arte popolare contadina serve a radicare l’ideologia comunista nell’identità culturale più profonda del popolo.

Subito sotto il titolo, emerge un grande ingranaggio industriale che racchiude il numero “5”, circondato da foglie di tiglio (l’albero nazionale slavo) e nastri celebrativi. All’interno del numero 5, l’osservatore attento può scorgere il simbolo universale del lavoro sovietico: la falce e il martello. Questo nucleo visivo stringe in un unico nodo l’industria (l’ingranaggio), il legame con la terra (il tiglio), il piano economico (il 5 della “Pětiletka”) e la fedeltà ideologica all’Unione Sovietica.

Contesto Storico (1956)
Il 1956 fu un anno cruciale per il blocco orientale. A febbraio, il XX Congresso del PCUS vide il celebre rapporto segreto di Nikita Chruščëv e l’avvio della “destalinizzazione”. In autunno, le rivolte in Polonia e la drammatica e sanguinosa Rivoluzione Ungherese scossero l’egemonia sovietica. In Cecoslovacchia, il regime di Antonín Zápotocký scelse una linea di prudente conservatorismo, contenendo il dissenso e insistendo fortemente sulla pianificazione economica e sul miglioramento dello stile di vita materiale dei cittadini per garantire la stabilità sociale.

Questa mappa, pubblicata proprio nel dicembre di quel tormentato anno, funge da potente strumento di normalizzazione visiva: mentre l’Ungheria adiacente è nel caos, la Cecoslovacchia si autorappresenta come un’oasi di pace operosa, un motore industriale stabile, geometricamente ordinato e proiettato verso il benessere del socialismo reale.

Jaroslav Beza (1918–2008) è stato un grafico e illustratore cecoslovacco specializzato in cartografia pittorica, grafica editoriale e design di poster per istituzioni statali. La sua cifra stilistica si caratterizza per la capacità di mediare tra il rigore formale richiesto dalla propaganda di regime e la vibrante tradizione dell’illustrazione ceca per l’infanzia e del folklore boemo-morawo. Collaborando stabilmente con la casa editrice Orbis (il colosso editoriale di Stato deputato alla diffusione della cultura cecoslovacca all’estero e all’interno), Beza ha firmato diverse mappe tematiche e turistiche, distinguendosi per un uso espressivo del colore e per una straordinaria abilità nel miniaturizzare paesaggi complessi in vignette immediate, leggibili e fortemente evocative.