Territorio di Bologna

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Dettagliata carta geografica del territorio di Bologna tratta dal celebre Atlas Major di Johannes Blaeu pubblicato ad Amsterdam nel 1664 con testo francese al verso.

La carta rappresenta il territorio bolognese e le aree confinanti, estendendosi dal Ducato di Modena a nord fino ai territori di Firenze, Faenza e Imola a sud, con il Ducato di Ferrara sul margine orientale. La tavola è orientata con l’ovest in alto (l’indicazione “Occidens” compare infatti nella parte superiore, “Oriens” in basso), una convenzione non insolita nella cartografia regionale italiana del Seicento. Il rilievo appenninico occupa l’intera metà occidentale del foglio, reso a volo d’uccello con la consueta tecnica a “gobbe di talpa”; la pianura emiliana, solcata dalla Via Emilia e da una fitta rete di corsi d’acqua (tra cui il Reno, il Panaro e i loro affluenti), occupa invece la metà orientale. Bologna è segnalata con la consueta vignetta urbana in rosso, così come Modena. In alto a destra campeggia un elaborato cartiglio architettonico con il titolo “Territorio di Bologna”, affiancato da una figura allegorica; in basso a destra lo stemma comunale di Bologna (la croce rossa in campo bianco) entro cartiglio a cartoccio, con scala grafica (“Scala di Miglia cinque”).

La base cartografica della tavola si fonda sui rilevamenti di Giovanni Antonio Magini (Padova 1555 – Bologna 1617), matematico, astronomo e cosmografo, titolare della cattedra di matematica all’Università di Bologna per quasi trent’anni. Magini dedicò l’ultima fase della sua vita alla composizione dell’Italia, un atlante regionale dello Stivale che alla sua morte era rimasto incompiuto e che fu pubblicato postumo dal figlio Fabio a Bologna nel 1620. L’opera, frutto di un immane lavoro di raccolta e coordinamento di rilievi locali provenienti da tutta la penisola, costituì per decenni la fonte di riferimento per la cartografia italiana e fu sistematicamente incorporata nei grandi atlanti olandesi del Seicento.

L‘Atlas Maior, sive Cosmographia Blaviana è universalmente considerato il monumento più grandioso della cartografia del XVII secolo e l’opera tipografica più ambiziosa mai prodotta nell’Europa di età moderna. Pubblicato ad Amsterdam, l’atlante si articolava in dodici volumi nell’edizione più completa — con 594 carte e circa 3.000 pagine di testo descrittivo; fu tradotto e commercializzato in olandese, latino, francese, spagnolo e tedesco, adattandosi così ai mercati colti dell’intera Europa. Il prezzo di vendita era straordinariamente elevato: una copia colorata a mano poteva costare quanto l’intera biblioteca di un professionista agiato, il che fa dell’Atlas Maior non solo uno strumento geografico ma un vero e proprio oggetto di rappresentazione sociale, acquistato da sovrani, aristocratici e grandi mercanti come dimostrazione di cultura e di potere. La produzione avveniva nella celebre officina Blaeu sul Bloemgracht di Amsterdam, che disponeva di nove torchi per la stampa calcografica e di sei per quella tipografica, impiegando decine di artigiani specializzati in incisione, stampa, coloratura e rilegatura. La tragica fine della stamperia nell’incendio del 1672 pose termine a quella straordinaria impresa.

Joan (Johannes) Blaeu nacque ad Alkmaar intorno al 1598 da Willem Janszoon Blaeu, fondatore della più importante dinastia cartografica olandese. Dopo aver studiato legge a Leida — dove conseguì il dottorato — e compiuto il consueto peregrinatio academica tra le università europee, Joan affiancò il padre nella gestione della stamperia di Amsterdam, ereditandone la direzione alla morte di Willem nel 1638 insieme al fratello Cornelis. Sotto la sua guida la casa editrice raggiunse l’apice della propria fortuna: nel 1638 Joan fu nominato cartografo ufficiale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC), incarico di straordinario prestigio che gli garantiva accesso privilegiato alle più aggiornate informazioni geografiche provenienti dai quattro angoli del mondo. La sua opera più celebre, l’Atlas Maior, fu il coronamento di trent’anni di accumulo sistematico di lastre calcografiche, testi geografici e aggiornamenti cartografici. Joan Blaeu fu anche figura di rilievo nella vita civile di Amsterdam: membro del consiglio comunale per più mandati, ricoprì incarichi amministrativi di primo piano nella città che era allora il centro del commercio mondiale. Morì ad Amsterdam nel 1673, un anno dopo l’incendio che aveva distrutto la sua stamperia e con essa irreversibilmente il primato olandese nella produzione cartografica europea — primato che di lì a poco sarebbe passato nelle mani dei grandi editori francesi, da Sanson a De L’Isle.