La mappa “Italia 1934 – Anno XII”, disegnata da Leroy H. Appleton e pubblicata a New York nel 1933 sulla rivista americana “Fortune”, è una interessante rappresentazione che unisce arte, geografia, propaganda e satira politica. Apparentemente una rappresentazione dell’Italia nel gusto grafico di primo ‘900, la mappa è in realtà una critica pungente del regime fascista di Benito Mussolini, vista attraverso lo sguardo ironico e provocatorio dell’autore.
Il titolo stesso, che fa riferimento al dodicesimo anno dell’era fascista, suggerisce già il tono della composizione. Il nuovo calendario voluto dal regime contava gli anni a partire dalla Marcia su Roma del 1922, e iniziava il 29 ottobre, giorno successivo all’anniversario dell’evento. Il sistema di datazione in numeri romani e l’abbandono del calendario gregoriano, definito “borghese”, sono evocati nella mappa non solo come fatto storico, ma come esempio dell’ideologia ossessivamente simbolica e autoreferenziale del fascismo.
La mappa si rivela essere un ritratto dell’Italia alquanto sarcastico infatti le regioni e le città principali sono accompagnate da note ironiche, commenti socio-politici e osservazioni su prodotti tipici e condizioni economiche. La Sicilia, per esempio, è indicata come la regione con le peggiori condizioni lavorative del Paese, legata all’estrazione dello zolfo, mentre in Calabria si denuncia un tasso di analfabetismo del 48%. In Sardegna, Appleton scrive che il dialetto è incomprensibile agli italiani continentali, aggiungendo con sottile sarcasmo che gli ufficiali fascisti devono indossare cappotti di lana locale per sostenere l’industria isolana. Nemmeno la Chiesa viene risparmiata: il Palazzo di Castel Gandolfo, residenza estiva del papa, è descritto come “casa estiva e fattoria di polli” di Pio XI.
Al nord, città industriali come Torino, Milano e Genova sono evidenziate per la loro importanza economica, ma anche qui Appleton gioca con le contraddizioni del regime, sottolineando l’uso propagandistico della modernizzazione industriale. Non mancano riferimenti a Gabriele D’Annunzio che nella sua residenza sul Lago di Garda “gioca con la sua nave da guerra” e al contempo si diletta in metafisica. Altre annotazioni riguardano i prodotti agricoli (vini, olive, limoni, arance, mandorle) e la rete di collegamenti via mare e via terra, inclusi i tempi di viaggio da Roma verso le principali capitali europee.
Particolarmente significativo è il riquadro in alto a destra intitolato “From the War”, che evidenzia le mire espansionistiche dell’Italia postbellica. Dopo la Prima guerra mondiale, il Paese ottenne nuovi territori, ma continuava a rivendicare zone considerate “italiane non redente”, come la Corsica, Nizza, Malta e perfino il canton Ticino in Svizzera. Appleton mette in luce il risentimento italiano verso Francia e Jugoslavia, oltre al sostegno diretto dato dal regime fascista al governo autoritario di Dollfuss in Austria, non solo a livello ideologico, ma anche finanziario.
Leroy H. Appleton, attivo dagli anni Trenta, era noto per le sue illustrazioni e mappe didattiche, spesso caratterizzate da un sottile umorismo critico. In questo caso, la sua opera va ben oltre la geografia: è un documento che racconta l’Italia fascista da un punto di vista esterno, disincantato e lucidamente polemico. La mappa venne pubblicata come doppia pagina a corredo di un articolo apertamente anti-fascista, di cui due pagine sono stampate sul retro dell’illustrazione stessa.









