Alexandri Magni Macedonis Expeditio

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Carta geografica storica di Abraham Ortelius raffigurante il teatro delle conquiste di Alessandro Magno il Macedone.
I territori rappresentati comprendono l’attuale Medio Oriente — Turchia, Siria, Libano, Israele/Palestina, Giordania, Iraq (la Mesopotamia, riportata nella mappa con il nome antico di Babylonia) e l’intera Penisola Arabica — e si estendono ben oltre, abbracciando un orizzonte geografico di straordinaria ampiezza: dalle coste del Mediterraneo orientale (Maris Terranei Pars) e dal Mar Nero (Pontus Euxinus) fino alle steppe della Scizia e alle rive del Mar Caspio (Mare Hyrcanum), dalle sabbie della Libia e del Golfo Persico (Sinvs Persicvs) fino alle remote terre dell’India al di qua del Gange (Indiae Intra Gangem Pars), lambendo a sud le acque del Mar Arabico (Erythraeum sive Rubrum Mare).
Pubblicata nell’edizione del 1624 del Parergon — il celebre atlante storico di Ortelius — e stampata ad Anversa presso la prestigiosa officina tipografica di Balthasar Moretus, la carta si configura come un autentico palinsesto geografico e letterario: non una semplice mappa, ma la rappresentazione visiva di un’epopea.

L’orografia è resa attraverso il classico stilema cinquecentesco dei “mucchi di talpa” ombreggiati, che delineano le grandi catene del Tauro, del Caucaso e dell’Ispahan, mentre l’idrografia evidenzia i grandi fiumi storici: il Nilo, l’Eufrate, il Tigri e l’Indo con i suoi affluenti, arterie vitali per l’avanzata dell’esercito macedone.

La mappa è arricchita da cartigli di gusto rinascimentale che contemplano il titolo e la dedica a Henrico Schotto (Hendrik Schott), eminente consigliere della città di Anversa, firmata dallo stesso Ortelius. Subito sopra la dedica, un elegante elemento decorativo ospita due medaglie antiche che ritraggono il profilo di Alessandro Magno e scene della sua epopea, legittimando il contenuto storico attraverso la numismatica.
L’angolo inferiore sinistro è occupato da un grande inserto rettangolare che rompe la continuità geografica per offrire una dettagliata veduta prospettico-ideale dell’Oasi di Siwa, intitolata Iovis Ammonis Oraculum.
Questo riquadro celebra l’episodio cruciale del 331 a.C., quando Alessandro attraversò il deserto libico per consultare l’oracolo di Zeus Ammone, ricevendone la proclamazione a figlio del dio. Ortelius ricostruisce il santuario non come un rudere, ma come una maestosa cittadella fortificata rinascimentale a pianta quadrangolare, dotata di mura merlate, camminamenti di ronda, giardini interni e un tempio centrale cupolato. Nei dintorni, minuscole figure umane in abiti classici e alberi d’alto fusto restituiscono l’idea di un’oasi fertile strappata al deserto circostante.
Nel Mar Arabico (in basso al centro-destra) si muove la flotta di Nearco, l’ammiraglio di Alessandro incaricato di esplorare la rotta marittima dall’Indo all’Eufrate.

La carta è densa di note testuali in latino (i lemmata), che trasformano la consultazione in un viaggio letterario basato sui testi di Quinto Curzio Rufo, Arriano, Plutarco, Plinio e Strabone. Tra le note più affascinanti visibili nell’esemplare:

  • Il Mar Caspio (Mare Hyrcanum): Una nota centrale ricorda che, secondo l’opinione di Arriano, questo mare comunica con l’Oceano.
  • Il Mar Eritreo (Erythraeum for Rubrum Mare): L’ampio testo in basso al centro spiega l’origine del nome, non dovuta al colore delle sue acque (come comunemente ritenuto), ma al mitico re Eritra, e menziona la ricchezza di isole boscose e la presenza di perle descritta da Plinio e Solino.
  • I Brachmani e i Gimnosofisti (Brachmanes, qui et Gymnosophistae): All’estremo confine orientale (India), la mappa segnala la presenza dei saggi indiani “nudi”, i filosofi asceti che affascinarono Alessandro e i suoi cronisti per il loro distacco dai beni terreni.

Il Parergon (dal greco “opera sussidiaria” o “aggiunta”) nacque inizialmente nel 1579 come un’appendice di poche carte storiche allegate al Theatrum. Tuttavia, la passione di Ortelius per l’archeologia, la numismatica e i testi classici spinse l’autore a sviluppare quest’opera in modo autonomo.

Il Parergon divenne così un atlante storico a sé stante, un capolavoro di geografia sacra e profana in cui i confini geografici servivano a illustrare i viaggi di San Paolo, l’Impero Romano, l’Odissea di Omero e, appunto, le monumentali campagne di Alessandro Magno. L’edizione del 1624 impressa da Moretus rappresenta il testamento spirituale e scientifico di questa visione, unendo la precisione geometrica della scuola cartografica di Anversa al gusto colto del Rinascimento maturo.

Abraham Ortelius (Anversa, 1527–1598) è considerato il padre dell’atlante moderno. Formatosi come illuminatore di mappe e commerciante di libri e stampe, fu l’incontro con Gerardus Mercator nel 1554 a orientarlo verso la cartografia scientifica. Nel 1570 pubblicò il Theatrum Orbis Terrarum, primo atlante della storia con mappe di formato uniforme e testi descrittivi — un’opera di tale successo da essere ristampata quarantadue volte e tradotta in sette lingue. Fu anche pioniere dell’etica intellettuale, citando sistematicamente le fonti delle proprie carte. Al Theatrum affiancò il Parergon, atlante dedicato alla geografia del mondo antico. Nel 1575 fu nominato geografo reale di Filippo II di Spagna. Anticipò di tre secoli la teoria della deriva dei continenti, ipotizzando già nel 1596 che le terre emerse fossero un tempo unite. Morì ad Anversa nel 1598, lasciando un’eredità che avrebbe definito la cartografia europea per generazioni.