Erythraei sive Rubri Maris Periplus

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Affascinante carta geografica storica di Abraham Ortelius dedicata all’Oceano Indiano (qui denominato Erythraeum vel Rubrum Mare), inteso nel senso antico: un vasto bacino che si estendeva dalle coste orientali dell’Africa fino alle misteriose propaggini del Sud-est asiatico.
Pubblicata nell’edizione del 1624 del Parergon — il celebre atlante storico di Ortelius — e stampata ad Anversa presso la prestigiosa officina tipografica di Balthasar Moretus, la carta si configura come un autentico palinsesto geografico e letterario: non una semplice mappa, ma la rappresentazione visiva di un’epopea.
A sinistra, troviamo la costa dell’Africa orientale (Barbaria e Azania), il Mar Rosso (Arabicus Sinus) e la penisola arabica suddivisa nelle sue classiche ripartizioni (Arabia Evdaemon o Felix).
Al centro, si stagliano la penisola indiana (divisa in Ariaca e Limyrica) e la grande isola di Taprobana (l’odierno Sri Lanka).
A destra, la geografia si fa più congetturale con il Sinus Gangeticus (Golfo del Bengala) e la Aurea Chersonesus (la penisola malese), che si allunga verso meridione sfiorando i margini orientali del mondo conosciuto (Magnus Sinus).
L’andamento delle coste risente fortemente della tradizione tolemaica e dei testi classici, creando un affascinante anacronismo geometrico se paragonato alle mappe “moderne” dello stesso Ortelius.

In alto ai lati del grande cartiglio con il titolo, Ortelius inserisce due eleganti medaglioni circolari che collegano idealmente il Mare Eritreo al resto delle esplorazioni antiche:
A sinistra – Annonis Periplus: Rappresenta l’Africa occidentale e descrive il leggendario viaggio dell’ammiraglio cartaginese Annone il Navigatore. Vi si leggono toponimi legati al mito e alle prime esplorazioni africane, come i territori dei Troglodytae e la regione dei profumi (Thymiata rum regio).
A destra – Hyperborei: Mostra le regioni artiche del Nord Europa e dell’Asia, focalizzandosi sui popoli Iperborei. È un’area dominata dal Mare Glaciale e dal mito di Atlantide, qui evocata graficamente attraverso la dicitura Atlantis Insula visibile all’estremo lembo sinistro del cerchio.

In basso al centro il grande inserto che contiene una seconda carta “Ulyssis Errores” (I vagabondaggi di Ulisse) che esula completamente dall’area geografica principale dell’Oceano Indiano per spostarsi nel Mar Ionio e nel Mar Egeo.
Ortelius cartografa qui l’itinerario mitologico di Ulisse descritto nell’Odissea di Omero. L’inserto include la Grecia peninsulare, le isole ioniche (tra cui Itaca), le coste della Sicilia orientale (Thrinacia) e l’Italia meridionale. La sua inclusione nel Parergon risponde alla volontà dell’autore di condensare in un’unica tavola i grandi viaggi marittimi dell’antichità classica (Annone a ovest, Ulisse al centro-mediterraneo, il Periplo a est).

La superficie della terraferma è fittamente istoriata con lunghe note in latino, che fungono da vero e proprio commentario storico. Tra le più significative:
Il Grande Blocco di Testo (in alto a destra): È una densa nota critica in cui Ortelius discute l’identità dell’autore del Periplo. Cita esplicitamente il grande umanista italiano Giovanni Battista Ramusio (Io. Bapt. Ramusio) e la sua raccolta Navigationi et Viaggi, evidenziando il dibattito filologico sulla paternità dell’opera (se attribuibile ad Arriano di Nicomedia o a un anonimo mercante del I secolo).
I Popoli Fantastici e le Merci: Lungo le coste dell’Arabia e dell’Africa sono indicati i popoli nomadi e storici, come gli Ichthyophagi (mangiatori di pesce) lungo le coste brulle, e le ricche regioni degli aromi come la Thurifera Regio (la regione dell’incenso nell’Hadramaut).
Iamboli Insula: Nell’angolo in basso a destra, un’isola isolata recita l’annotazione «Iamboli forte insula, de qua Diodorus» (Forse l’isola di Iambolo, di cui parla Diodoro Siculo), un riferimento a un’isola utopica descritta nella biblioteca storica di Diodoro, spesso identificata dai geografi rinascimentali con Ceylon o Sumatra.

Il Parergon (dal greco “opera sussidiaria” o “aggiunta”) nacque inizialmente nel 1579 come un’appendice di poche carte storiche allegate al Theatrum. Tuttavia, la passione di Ortelius per l’archeologia, la numismatica e i testi classici spinse l’autore a sviluppare quest’opera in modo autonomo.
Il Parergon divenne così un atlante storico a sé stante, un capolavoro di geografia sacra e profana in cui i confini geografici servivano a illustrare i viaggi di San Paolo, l’Impero Romano, l’Odissea di Omero e, appunto, le monumentali campagne di Alessandro Magno. L’edizione del 1624 impressa da Moretus rappresenta il testamento spirituale e scientifico di questa visione, unendo la precisione geometrica della scuola cartografica di Anversa al gusto colto del Rinascimento maturo.

Abraham Ortelius (Anversa, 1527–1598) è considerato il padre dell’atlante moderno. Formatosi come illuminatore di mappe e commerciante di libri e stampe, fu l’incontro con Gerardus Mercator nel 1554 a orientarlo verso la cartografia scientifica. Nel 1570 pubblicò il Theatrum Orbis Terrarum, primo atlante della storia con mappe di formato uniforme e testi descrittivi — un’opera di tale successo da essere ristampata quarantadue volte e tradotta in sette lingue. Fu anche pioniere dell’etica intellettuale, citando sistematicamente le fonti delle proprie carte. Al Theatrum affiancò il Parergon, atlante dedicato alla geografia del mondo antico. Nel 1575 fu nominato geografo reale di Filippo II di Spagna. Anticipò di tre secoli la teoria della deriva dei continenti, ipotizzando già nel 1596 che le terre emerse fossero un tempo unite. Morì ad Anversa nel 1598, lasciando un’eredità che avrebbe definito la cartografia europea per generazioni.