Carta geografica della Lombardia edita da Antonio Zatta e il figlio Giacomo ma che copre una vasta e dettagliata area di Italia settentrionale che si estende dalle vette alpine a nord fino alle coste del Mar Ligure a sud, includendo il delicato passaggio costiero tra Genova e la Riviera di Levante. Al centro della composizione domina la pianura padana, dove il corso del Po funge da asse conduttore attraverso il Piemonte sabaudo, toccando Torino, per poi inoltrarsi nei Ducati di Milano, Parma, Piacenza e Modena, fino a lambire i territori delle Legazioni pontificie e lo Stato Veneto. Questa visione d’insieme permette di percepire la complessa frammentazione del territorio italiano alla fine del XVIII secolo, evidenziata da una coloritura coeva che sottolinea con tinte pastello i confini tra i vari stati, facilitandone la lettura politica.
Dal punto di vista cartografico, Zatta adotta una simbologia raffinata per descrivere l’orografia e l’idrografia. Le catene montuose sono rese con il classico stile a “mucchi di talpa” o a piccoli rilievi ombreggiati, che conferiscono tridimensionalità alla carta, mentre la fitta rete di canali, fiumi e laghi — tra cui spicca l’imponente sagoma del Lago di Garda — sottolinea l’importanza delle risorse idriche per l’economia e la difesa del territorio. La toponomastica è ricca riportando con precisione città, piccoli borghi, abbazie e stazioni di posta, rendendo il documento una fonte preziosa per lo studio dell’insediamento storico e della viabilità del tempo.
La carta proviene dal poco conosciuto “Nuovo Atlante” pubblicato a Venezia nel 1796. Il “Nuovo Atlante” va distinto con chiarezza dall’Atlante novissimo, che è l’opera più celebre di Zatta e uscì in quattro volumi tra il 1779 e il 1785. Il Nuovo atlante è invece una produzione più tarda e sperimentale, attestata attorno al 1799, e compare anche in cataloghi e repertori di carte zattiane come un progetto autonomo e separato. Le fonti lo presentano come una raccolta di carte singole o di piccolo formato, aggiornata alle trasformazioni geografiche di fine secolo, quindi più agile e più immediatamente commerciale rispetto al grande atlante in volumi. In altre parole, mentre l’Atlante novissimo rappresenta l’ambizione enciclopedica e monumentale di Zatta, il Nuovo atlante riflette una fase successiva, più rapida e adattata al mercato tardo-settecentesco.
Antonio Zatta fu uno dei maggiori editori italiani di carte geografiche della fine del XVIII secolo, periodo dominato dalle produzioni dei cartografi Francesi. La sua attività cartografica è caratterizzata dall’innovazione che apporta nei cartigli che farà finalmente evolvere dai classici rimandi rinascimentali ricchi di figure mitiche ed allegoriche ad un elemento di supporto alla carta stessa. Zatta nei suoi cartigli aggiunge e riporta meticolosamente riferimenti alle caratteristiche peculiari del territorio stesso rappresentando i tipi di colture ed artigianato, paesaggi e costumi degli abitanti. Le sue carte non sono, inoltre, copie basate su rappresentazioni precedenti bensì sono disegnate e aggiornate secondo le ultime osservazioni come, del resto, si evince anche dal titolo della sua opera più famosa l'”Atlante Novissimo”.
Giacomo Zatta è ricordato nelle fonti come il figlio di Antonio e come incisore, attivo tra Venezia e Udine nella seconda metà del XVIII secolo e ancora documentato in età posteriore al 1812. Giacomo e il fratello Giovanni risultano associati all’impresa paterna dal 1783, ma non riuscirono a proseguire con successo l’attività dopo la morte di Antonio. Per questo, Giacomo va considerato soprattutto come figura di continuità tecnica e familiare dentro la bottega editoriale zattiana, più che come autore autonomo di un grande corpus cartografico.









