Australia

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Carta geografica dell’Australia e del sud-est Asiatico tratta dal non comune “Atlante di geografia moderna ad uso dei ginnasi del Regno Lombardo Veneto” curato dal geografo e astronomo Giovanni Marieni pubblicato a Milano nel 1833 dall’Imperiale Regia Stamperia.
Il macro-continente non reca ancora il nome univoco e globale di “Australia” nella sua estensione interna (sebbene sia usato nel titolo e nel cartiglio in basso a destra), bensì riflette la secolare stratificazione delle scoperte marittime europee:

Nuova Olanda: La porzione centro-occidentale del continente è indicata con il celebre nome impresso dai navigatori della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC) nel XVII secolo. Una significativa nota in corsivo recita esplicitamente «così chiamata sin dal 1644», a memoria del viaggio fondamentale di Abel Tasman.

Nuova Galles Meridionale: L’intera fascia orientale, esplorata e rivendicata da James Cook nel 1770, mantiene la denominazione storica legata alla prima colonizzazione britannica, estendendosi ben oltre gli odierni confini dell’omonimo stato federato.

Terra di Diemen: L’attuale isola di Tasmania è designata con il toponimo originario di Terra di Van-Diemen, accompagnato dalle date storiche delle navigazioni (1642-1798), prima che venisse ribattezzata in onore dello stesso Tasman a metà del secolo diciannovesimo.

Nomi delle Coste Esplorate: Il perimetro continentale appare come un mosaico di dediche e scoperte storiche, tra cui spiccano la «Terra di Nuyts», la «Terra di Flinders», la «Costa di Baudin» e la «Terra di Witt». Tali diciture testimoniano la accesa competizione scientifico-navale tra francesi e britannici a cavallo tra Settecento e Ottocento.

Le Grandi Zone Inesplorate:
L’immenso entroterra australiano appare completamente bianco, privo di idrografia, rilievi montuosi o insediamenti. Le catene montuose e i dettagli geografici sono tratteggiati esclusivamente lungo le sottili fasce costiere, dove i navigatori avevano potuto effettuare rilievi astronomici e geodetici precisi dal ponte delle navi.
Questo immenso vuoto centrale riflette lo stato reale delle esplorazioni nel 1833: le grandi e drammatiche spedizioni nell’interno del continente — come quelle di Sturt, Leichhardt, Eyre, e successivamente di Burke e Wills — dovevano ancora aver luogo o erano appena agli inizi lungo i fiumi del bacino del Murray-Darling. L’interno dell’Australia rimaneva, per i contemporanei del Marieni, una delle ultime e più affascinanti “terrae incognitae” del pianeta.

La carta non si limita al blocco continentale australiano, ma offre una visione d’insieme della vasta area indo-pacifica, fondamentale per comprendere le rotte marittime dell’epoca.
Il Sud-Est Asiatico: Nella sezione occidentale e nord-occidentale della carta è chiaramente rappresentata una cospicua porzione del Sud-Est Asiatico e dell’arcipelago indonesiano. Si riconoscono nettamente le grandi isole di Borneo, Celebes, la penisola di Malacca, l’estremità meridionale delle isole delle Filippine, oltre alla vasta e complessa mole della Nuova Guinea (indicata anche con il nome autoctono di Papua e bagnata dal mare di Harafora).

Il Mar Pacifico e le sue Isole: Verso oriente, la mappa si dispiega nell’immensità del Pacifico, diviso in base alle nomenclature del tempo in Polinesia Settentrionale e Polinesia Meridionale. Il fitto reticolo di isole e arcipelaghi testimonia l’incredibile dettaglio raggiunto dall’idrografia marittima: vi si leggono chiaramente le Isole Sandwich (le odierne Hawaii), le Isole Caroline o Nuove Filippine, l’Arcipelago di Mendaña (Isole Marchesi), le Isole degli Amici (Tonga), le Isole della Società e la Nuova Zelanda, accuratamente profilata nelle sue due isole maggiori.

Una Singolarità Cartografica: L’Incursione dell’America
Un dettaglio tipico delle proiezioni emisferiche ed equatoriali di grandi porzioni oceaniche, si rileva nell’angolo superiore destro della tavola. In quest’area estrema, a ridosso del margine graduato, compare una piccola ma inequivocabile porzione di costa associata al continente americano, esplicitamente contrassegnata dalla dicitura “AMERICA”.
Questo accorgimento geografico, lungi dall’essere un errore, permetteva agli studenti dei ginnasi lombardo-veneti di comprendere la continuità dello spazio oceanico e la reale vicinanza planetaria tra le propaggini orientali della Polinesia (l’area delle Hawaii e del Pacifico orientale) e le coste occidentali del Nuovo Mondo, offrendo una visione d’insieme rigorosa, sferica e priva di interruzioni arbitrarie.

La storia dell’Imperiale Regia Stamperia di Milano è strettamente connessa alla presenza austriaca in Lombardia. Fondata nel 1761 per volontà di Maria Teresa d’Austria, l’Imperiale Regia Stamperia di Milano rappresentò per quasi un secolo l’eccellenza tipografica dello Stato. Durante il periodo asburgico, la stamperia era l’organo ufficiale deputato alla pubblicazione di leggi, editti e testi scolastici approvati dal governo austriaco. Grazie alla collaborazione con tecnici, incisori e geografi legati agli istituti scientifici imperiali, la stamperia contribuì alla diffusione di una produzione editoriale di elevata qualità tipografica e scientifica. Con le Cinque Giornate di Milano e i successivi moti risorgimentali, la stamperia perse il suo carattere “imperiale”, trasformandosi progressivamente in Stamperia Reale dopo l’Unità d’Italia.