Esaurito

Regno Lombardo-Veneto diviso in 2 Luogotenenze e 17 Provincie e 180 Distretti secondo il nuovo compartimento territoriale

Carta geografica del Regno Lombardo Veneto disegnata dal celebre geografo Filippo Naymiller e pubblicata a Milano nel 1860 da Antonio Vallardi che si focalizza sull’assetto amministrativo e territoriale di quello che fu il dominio asburgico in Italia, proprio mentre il processo unitario ne stava decretando la fine.
La mappa è caratterizzata dall’apparato decorativo che corona il margine superiore composto da una galleria araldica che identifica i capoluoghi e le province del Regno: da sinistra verso destra, la sequenza si apre con lo stemma della capitale della Luogotenenza lombarda, Milano, seguito da quelli di Monza, Bergamo e Brescia. La rassegna prosegue con le insegne di Mantova, Cremona e Casalmaggiore, per poi toccare i territori di Como, Varese, Lodi e Crema. Chiudono la sezione occidentale i blasoni di Pavia e Sondrio.
Inaugurando la sezione dedicata alla Luogotenenza veneta, troviamo lo stemma di Venezia, a cui seguono in ordine Verona, Udine, Padova e Vicenza. La parata araldica continua con le città di Bassano, Treviso, Rovigo e Belluno.
Ogni stemma è accompagnato da brevi note descrittive che ne illustrano le caratteristiche storiche e amministrative, conferendo alla carta una funzione che trascende la semplice geografia per farsi compendio statistico-araldico.
La carta documenta con precisione la nascita delle “Strade Ferrate”, elemento di modernità tecnologica che iniziava a solcare la pianura padana. In calce, una tabella dettagliata riporta le distanze chilometriche tra le principali stazioni ferroviarie, come la linea Milano-Venezia.
L’anno precedente alla pubblicazione, con la Seconda Guerra d’Indipendenza e la Pace di Zurigo, la Lombardia era stata ceduta al Regno di Sardegna. Tuttavia, la carta di Vallardi continua a presentare il Regno come un’entità ancora unita, probabilmente riflettendo sia i tempi tecnici di incisione, sia una certa inerzia editoriale o diplomatica. È dunque un oggetto che cattura il “fermo immagine” di un’epoca che stava scomparendo sotto la spinta del Risorgimento.