Esaurito

Etat de la maison d’Autriche en Italie d’apres le traite de paix de Campo Formio pres Udine du 17 octobre 1797

Rara carta geografica di Giuseppe Antonio Remondini che mostra i possedimenti austriaci nell’Italia settentrionale dopo il trattato di pace di Campoformio firmato il 17 ottobre 1797 dal generale Napoleone Bonaparte, comandante in capo dell’Armata d’Italia, e dal conte Johann Ludwig Josef von Cobenzl, in rappresentanza dell’Austria. La carta, pubblicata a Bassano nel 1798 in occasione della firma del trattato, era quindi di estrema attualità e documentava con precisione i nuovi confini: a nord con la Germania; a sud con la Repubblica Cisalpina e il Mare Adriatico; a est con il Ducato di Carnia e Contea di Gorizia; a ovest con parte del Lago di Garda con la linea di confine che comprendendo Limone e Campione sulla sponda bresciana passava per Lazise e San Giacomo nel Veronese e girando intorno alla fortezza di Legnago si dirigeva, parallela al fiume Po, fino al mare.
Realizzata con precisione scientifica e tempestività editoriale, questa mappa non solo cattura i nuovi assetti territoriali austriaci nella Penisola, ma riflette anche le ambizioni napoleoniche e il tramonto dell’ancien régime.

Il Trattato di Campoformio fu il culmine delle vittorie napoleoniche contro la Prima Coalizione e sancì la cessione della Repubblica di Venezia all’Austria in cambio del riconoscimento della neonata Repubblica Cisalpina, uno stato satellite della Francia rivoluzionaria. L’accordo ridisegnò i confini dell’Italia settentrionale: l’Austria ottenne il Veneto, l’Istria e la Dalmazia, mentre la Francia consolidò il proprio controllo sulla Lombardia e su parte dell’Emilia e della Romagna. Questa spartizione segnò l’inizio di profonde trasformazioni politiche e sociali nella regione, preludio alle ulteriori campagne napoleoniche che avrebbero portato alla riorganizzazione dell’Italia nei primi anni del XIX secolo.

La dinastia dei Remondini, tra le più influenti famiglie di stampatori d’Europa tra il XVII e il XIX secolo, ebbe origine a Bassano del Grappa (allora parte della Repubblica di Venezia) grazie a Giovanni Antonio Remondini il Vecchio, che nel 1631 fondò una piccola tipografia. Tuttavia, fu con il figlio Giuseppe Remondini (attivo a partire dal 1660) che l’attività iniziò a prosperare, specializzandosi in stampe popolari, libri di devozione, incisioni e carte geografiche. Nel XVIII secolo, sotto la guida di Francesco Remondini (figlio di Giuseppe), l’azienda raggiunse l’apice, diventando un vero e proprio colosso industriale ante litteram, con oltre 1.000 operai, una rete di vendita internazionale e tecniche innovative come la xilografia e la calcografia.I Remondini si distinsero per la capacità di coniugare qualità e produzione di massa, rivolgendo la loro offerta a un pubblico sia colto che popolare. Le loro opere includevano santini, almanacchi, manuali pratici, ma anche capolavori artistici realizzati in collaborazione con incisori come Giovanni Volpato. Grazie a una fitta rete di agenti commerciali, le loro creazioni raggiungevano fiere in tutta Europa, dalle Americhe all’Impero Ottomano, consolidando un impero economico-culturale.
Giovanni Antonio Remondini nacque nel 1756 in un periodo di massimo splendore per l’azienda familiare. Cresciuto in un ambiente intriso di arte e imprenditoria, ereditò la direzione della stamperia nella fase matura della sua storia, probabilmente affiancando il padre o altri parenti nella gestione. La sua leadership coincise con un’epoca turbolenta: la Rivoluzione Francese (1789) e le campagne napoleoniche in Italia (dal 1796) sconvolsero gli equilibri politici ed economici. La caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, sostituita da governi filo-francesi e poi austriaci, danneggiò i commerci dei Remondini, privandoli di protezioni doganali e di mercati tradizionali. Giovanni Antonio tentò di adattarsi, ma le requisizioni militari, la concorrenza di nuove tecniche di stampa industriali e il mutato clima culturale post-rivoluzionario minarono l’azienda.Giovanni Antonio morì nel 1811 senza riuscire a invertire il declino. La stamperia, già in difficoltà, proseguì con eredi minori fino alla chiusura definitiva nel 1861, simbolo della fine di un’era artigianale sostituita dall’industrializzazione.