Un raro gioco di carte geografico-didattico edito da Nicolas J.B. de Poilly nel 1763 7 Maggio 2019 – Posted in: Senza categoria

Il mazzo di carte, edito come gioco educativo, al posto degli usuali semi (cuori, quadri, fiori e picche) è formato da quattro divisioni geografiche: Lombardie, Republique de Venise, Etat du Roy de Sardaigne e Genes et Isle de Corse.

Ogni seme è composto da un Asso (uno stemma, accompagnato da una breve dissertazione sulle caratteristiche produttive, sociali ed altre nozioni di carattere generale riguardanti la singola regione di competenza) e da una sorta di frontespizio del colore di appartenenza rappresentato da una deliziosa carta geografica (vedi in catalogo);

il seme è completato da nove carte numerate (da II a X), ognuna con un numero di località corrispondente al valore della carta

ed infine dalle tre figure (Fante, Donna e Re), con descrizione delle tre maggiori località di riferimento del seme;

Brescia nel seme Della Repubblica di Venezia

Questa curiosa ed assai rara carta da gioco che vuole rappresentare, come valore, il numero “10” all’interno del suo seme, mostra sostanzialmente essenziali note geografiche (come fiumi, laghi e provincia d’appartenenza) riguardanti dieci località del Dominio Veneto.

Brescia e di Isorella sono appartenenti al “Bressan” e una nota grafica indica in 103 e 98 miglia le rispettive distanze da Roma. Stranamente viene indicato per entrambe le località, tra l’altro erroneamente, il fiume Garza (“Gazza”), al posto del fiume Mella per Brescia (sicuramente l’elemento fluviale di maggior interesse locale) e del Chiese/Naviglio per Isorella.
Questa carta è una curiosità che merita di essere inserita tra le raffigurazioni del territorio bresciano sia perché esempio della spesso bizzarra creatività di un artista (esistono carte da gioco che in luogo dei soliti semi vi sono ritratti di personaggi famosi, figurine alla moda, animali, santi, strumenti musicali, divise di vari eserciti, ecc.) e sia perché modello di una stravagante testimonianza del tempo in cui furono realizzate (nel Settecento non erano rari i mazzi da gioco ad argomento geografico, ma rarissimi sono quelli in cui compare il nome di Brescia).

L’importante opera completa

Queste carte derivano da un gioco da salotto sfizioso ed, al tempo stesso, erudito che, a causa della sua stessa destinazione ludica (indirizzata però ad un pubblico colto e raffinato), ha reso molto raro sia ogni “mazzo” (spesso quelli superstiti sono incompleti a causa di numerose mancanze), che ogni suo singolo “pezzo” (spesso le carte sopravvissute non sono in buone condizioni a causa delle evidenti, quanto ovvie, tracce d’uso).
Questa opera risulta sconosciuta in moltissimi repertori cartografici di riferimento consultati: G. King nel suo saggio intitolato Miniature Maps ne cita l’esistenza, ma ne ignora l’autore, mentre il British Museum di Londra (archivio 1906,0723.36.1) possiede un mazzo il quale descrive località geografiche diverse e, in questo caso, i semi rappresentano i quattro Continenti.

Recenti approfondimenti mi portano ad integrare lo studio effettuato con l’amico Giuseppe Nova per il nostro lavoro Il Territorio di Brescia nell’Antica Cartografia a Stampa (vedi scheda nr.40 per la carta “Bresciana”) con la catalogazione completa di questa opera di Nicolas Jean Baptiste de Poilly.
Il monumentale gioco di carte, intelligentissimo e riuscito metodo per imparare i luoghi del mondo di allora, consta di un totale di 1008 carte suddivise in 18 mazzi di 56 pezzi ciascuno. Nello specifico i titoli dei semi sono:

  • Flandre, Picardie, Normandie, Isle de France
  • Champagne, Lorraine, Alsace, Franche Comté
  • Bretagne, Touraine, Maine et Anjou, Orléanais, Poitou
  • Dauphiné, Provence, Bourgogne et Bresse, Lyonnais et P. de Dombes
  • Le Berri et Nivernais, Bourbonnais, Auvergne et Marche Roussillon, Languedoc
  • Bears et Basse Navarre, Aunis, Santone et Limosin, Gascogne, Guyenne
  • Baviere, Austriache, Boheme, Silesie et Moravia
  • Circle du Bas Rhin, Cercle du Haut Rhin, Souabe, Suisses et Grisons
  • Haute Saxe, Basse Saxe, Franconie, Wesphallie
  • Gr.de Pologne, Petite Pologne, Russie rouge, Lithuanie
  • Transilvanie, Russie ou Moscovite en Europe, Hongrie, Esclavonie et Croatie, Turquie en Europe
  • Danemarck, Norwege, Suede, Prusse
  • Europe, Asie,Afrique, Amérique
  • Angleterre, Ecosse, Irlande, Pais Bas
  • Catalogne et Aragon, Leon et Castille Vieille, Castille Nouvelle, Portugal
  • Galice et Asturies, Navarre et Biscaye, Andalousie et Grenade, Valence et Murcie
  • Etats de l’Eglise, Toscane, Naples, Sicile
  • Savoie et Piedmont, Genes et Isle de Corse et Sardaigne, Lombardie, Venise

La famiglia di editori de Poilly

Nicolas de Poilly nacque nel 1626 ad Abbeville, nel Dipartimento della Somme ad una ventina di chilometri dalla Manica. Il giovane Nicolas apprese i primi rudimenti dell’arte incisoria frequentando l’avviata bottega orafa del padre, il quale attorno alla fine del Cinquecento già fondeva ed incideva apprezzati gioielli che egli stesso disegnava. Il padre, Charles de Poilly, era infatti un abile artigiano che si era creato, per la sua competenza professionale, una vasta clientela, proveniente soprattutto dalla Normandia, ma anche da Parigi.
Nicolas dimostrò una precoce predisposizione per il disegno e per l’ornato, tanto che il padre decise di raffinarne
la tecnica affidandolo prima ad un maestro di Rouen e, successivamente, iscrivendo il figlio alla scuola parigina di Pierre Daret.
Nicolas de Poilly arrivò nella capitale francese tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del XVII secolo e, subito, iniziò l’apprendistato nella bottega del Daret, il quale era un noto incisore di riproduzione che tradusse al bulino dipinti di pittori a lui contemporanei, come Vouet, Blanchard ed altri ancora.
Pierre Daret realizzò anche diversi frontespizi e numerose illustrazioni per le dinamiche officine tipografiche parigine (famose, per esempio, sono le tavole per la “Doctrine des moeurs” di Gomberville che portano la data del 1646), ma anche ritratti, un centinaio dei quali inseriti nell’opera “Tableaux historiques” da lui stesso pubblicata nel 1642.
Una volta terminato il periodo di tirocinio presso la bottega del Daret, Nicolas decise di rimanere a Parigi e, insieme al fratello maggiore François, aprì un proprio “atelier” in rue Saint Jacques specializzandosi in ritratti ed incisioni di carattere architettonico.
Nicolas de Poilly morì a Parigi all’età di settanta anni, esattamente il 1 marzo 1696.

François de Poilly nacque nel 1623 e, dopo aver lavorato tre anni nel laboratorio parigino del Daret, passò come collaboratore presso la nota casa editoriale “Maison Mariette”. Alle dipendenze di Pierre Mariette, François restò finché decise di aiutare il fratello Nicolas ad aprire la bottega in rue Saint Jacques. Dal 1649 al 1656 François si trasferì a Roma dove incise opere da capolavori di Bernini, Algardi, Salvator Rosa, Carlo Maratti, Raffaello, Annibale Carracci e Guido Reni.
Una volta ritornato in patria sposò Marguerite, figlia del commerciante di stampe Hermann Weyven, e continuò il suo lavoro di abile riproduttore traducendo su lastra le opere sia di importanti artisti italiani (ricordiamo l’“Adorazione dei Pastori”, la “Fuga in Egitto”, ma soprattutto la serie intitolata “Galleria Farnese”) sia di numerosi maestri francesi (tra i quali ricordiamo Pierre Mignard, Charles Le Brun, Jacques Stella e Nicolas Poussin), oltre alla realizzazione di parecchi ritratti.
La sua tecnica, che riuscì a cambiare il gusto francese dell’epoca, tendeva a lasciare il bulino per l’acquaforte ed a usare convenientemente gli acidi per arrivare a risoluzioni tonali di grande leggerezza e di immediato effetto. Per queste sperimentazioni François ricevette il 24 febbraio 1665 il “privilegio reale” direttamente da Luigi XIV e, quattro anni più tardi, poté fregiarsi del titolo di “Graveur Ordinaire du Roi”.
Nell’ultimo quarto del XVII secolo il maggiore dei fratelli De Poilly decise di aprire una scuola d’incisione, da cui passarono diversi allievi come, per esempio, Gerard Edelinck.
François de Poilly morì a Parigi il primo aprile 1693.

Jean-Baptiste de Poilly, figlio di Nicolas, nacque a Parigi nel 1669 e, una volta imparata l’arte dal padre, rimase a collaborare nella bottega di Rue Saint Jacques, finché ne divenne titolare nel 1696, alla morte del genitore.
Jean-Baptiste non era così dotato come lo zio François, né particolarmente abile come il padre Nicolas, ma fu un abile riproduttore di opere desunte dai maestri italiani e francesi.

Nicolas-Jean-Baptiste de Poilly, figlio di Jean-Baptiste, nacque nella capitale francese nel 1707 e, una volta rimasto solo all’età di 21 anni (il padre scomparve improvvisamente nel 1728), desise di mettersi al servizio degli svariati editori parigini.
Il giovane Nicolas-Jean-Baptiste operò, quindi, soprattutto su commissione, ma esistono alcune opere d’invenzione che egli eseguì di sua specifica iniziativa seguendo le particolari tendenze degli editori e dei collezionisti dell’epoca: erano, in sosanza, veri e propri lavori “commerciali” che avrebbero trovato un sicuro ed immediato
sbocco di mercato, come le “Vedute di Parigi”, le “Figurine alla moda”, le “Corse dei cavalli”, i “Santini” e soprattutto questo innovativo e monumentale gioco di carte geografico.